I fantasmi di Roma

Vi piacciono le storie di fantasmi? Vi piacerebbe incontrarne uno? Non c’è bisogno di andare troppo lontano, perché Roma, la città eterna, vanta diverse storie di apparizioni misteriose.

In particolare nella zona detta “mezzaluna del Tevere“, dove il fiume si gira a gomito. Qui, tra Colle Oppio, Trastevere, Campo de’ Fiori e Piazza del Popolo, secondo le leggende popolari romane, si aggirano i fantasmi di tanti personaggi storici che hanno dimorato a Roma nel corso dei secoli.

Di notte, poco prima dell’alba, potreste incontrare Mastro Titta, Beatrice Cenci, Madame Cagliostro e persino l’imperatore Giulio Cesare.

Non hanno intenzioni ostili, vogliono solo essere ricordati. E noi siamo qui apposta, per raccontarvi la loro storia.

Ponte Sisto e il fantasma di Pimpaccia

ponte sisto

Si narra che in alcune notti, lungo il Tevere, all’altezza di Ponte Sisto, si potrebbe incontrare il fantasma di Pimpaccia, a bordo di una carrozza nera che corre a tutta velocità in direzione di Trastevere.

Ma chi era Pimpaccia? Il suo vero nome era Olimpia Maidalchini, nata da una famiglia molta povera a Viterbo. Olimpia era una ragazza bella e ambiziosa che riuscì a farsi sposare da un uomo ricco, ma più anziano di quasi 30 anni, Pamphilio Pamphilj.

Alla morte dell’uomo, il potere passò nelle mani di Donna Olimpia che diventò anche la principale consigliera del cognato, papa Innocenzo X. La sua residenza era Palazzo Pamphilj a piazza Navona, da dove regnava come una regina.

Al popolo, Donna Olimpia non piaceva affatto, tanto da essere soprannominata Pimpaccia. Alla morte di papa Innocenzo X, si rese conto che senza il suo appoggio sarebbe arrivata presto la sua fine. Fece i bagagli, riempì due casse con monete d’oro e fuggì a bordo di una carrozza.

Non fece più ritorno a Piazza Navona.

Costanza de Cupis, detta “Costanza bella mano”

piazza navona

Chi invece non ha mai abbandonato Piazza Navona è Costanza Conti de Cupis, la nipote del cardinale Giandomenico De Cupis

La ragazza abitava nel palazzo di famiglia, in via dell’Anima, alla destra della chiesa di Sant’Agnese. La donna era ammirata per la sua bellezza, soprattutto per le sue mani affusolate, al punto che un artigiano le chiese di fare un calco per esporlo nella sua bottega.

Un brutto giorno, si presentò alla porta di Costanza uno straniero. Lo sconosciuto le fece un’oscura premonizione: presto avrebbe perso le sue belle mani. La donna rimase spaventata e si chiuse in casa, ordinando che il calcio fosse distrutto.

Passava le giornate cucendo, fino a quando si procurò una ferita con l’ago. Sembrava un incidente da poco conto, ma ben presto il braccio si riempì di piaghe. I medici tentarono di salvarle la vita amputandole la mano, ma questo non fu sufficiente. Costanza morì a causa della setticemia.

La leggenda narra che quando la luna illumina le finestre di Palazzo De Cupis, si può intravedere una pallida forma con cinque dita.

Madame Cagliostro

piazza di spagna

Su Giuseppe Balsamo, noto con il nome di Alessandro conte di Cagliostro, si è scritto tantissimo: avventuriero, ciarlatano, truffatore, esoterista e soprattutto alchimista. Di lui si ricorda soprattutto l’elisir di lunga vita, venduto nella farmacie fino alla prima metà del Novecento.

Cagliostro aveva una moglie, Lorenza Serafina Feliciani, accusata di stregoneria. Per non finire di fronte la Santa Inquisizione, Lorenza denunciò il marito, dichiarando che era stato lui ad iniziarla alle arti oscure.

Cagliostro venne catturato e rinchiuso a San Sant’Angelo mentre Lorenza venne condannata alla prigionia nel convento di Sant’Apollonia a Trastevere. Il conte maledì la moglie traditrice a vagare in eterno.

Il fantasma di Lorenza Feliciani si aggira ancora oggi nei pressi di Piazza di Spagna, percorrendo la strada che fece per andare a denunciare il marito. Soprattutto la notte del 27 dicembre, data dell’arresto di Cagliostro, si racconta che quando la luna è piena, si vede camminare una signora vestita in abiti settecenteschi, tutta assennata e sospettosa.

Gli spettri del Muro Torto

muro torto

Muro Torto gira tutto intorno a Villa Borghese. Ai suoi piedi, vi era un cimitero sconsacrato dove venivano seppelliti i birbaccioni di Roma: ladri, vagabondi e donne di facili costumi.

Sì narra che i loro spiriti siano rimasti in quel luogo, cercando vendetta contro chi li ha condannati alla pena eterna.

Via del Muro Torto è una strada molto pericolosa, stretta e piena di curve, dove succedono spesso incidenti anche molto gravi. Alcuni romani danno la colpa agli spettri che non hanno ricevuto una degna sepoltura.

In questo luogo sono stati seppelliti Targhini e Montanari, due carbonari decapitati nel 1825. Ogni notte i loro fantasmi vagano sotto le mura, reggendo con le mani le proprie teste. Chi ha il coraggio di guardarli negli occhi, riceverà dei numeri fortunati da giocare al lotto.

Sulla cima delle mura sono state poste delle reti, per evitare che aspiranti suicidi si gettino sulla strada sottostante.

Beatrice Cenci

Beatrice Cenci

Il fantasma più famoso di Roma è quello di Beatrice Cenci. Compare la notte tra il 10 e l’11 settembre lungo il ponte che conduce a Castel Sant’Angelo, luogo dove trovò la morte.

Beatrice era figlia di Francesco Cenci, un nobile dell’epoca con un carattere molto violento. La famiglia Cenci viveva in un palazzo situato nel Rione della Regola, insieme a Beatrice e suo padre c’erano il fratello maggiore Giacomo, la seconda moglie di Francesco Lucrezia Petroni e il loro figlio Bernardo.

Francesco Cenci era finito diverse volte in galera, ma la benevolenza che si riservava ai nobili gli aveva fatto evitare condanne severe. Un giorno, Lucrezia e Beatrice trovarono il coraggio di denunciare l’aguzzino, ma anche in questo caso non vi furono conseguenze.

Il Cenci confinò la figlia e la moglie in una proprietà di famiglia, subito fuori Roma. Allora, i quattro meditarono di farsi giustizia da soli e nel 1598, quando Francesco arrivò al castello per passare un periodo di riposo, con l’aiuto di due vassalli, uccisero l’uomo.

L’assenza del nobile non passò inosservata e cominciarono le ricerche. Uno dei vassalli, l’amante di Beatrice, fu torturato, ma morì senza rivelare la verità. La congiura venne scoperta comunque e i quattro membri della famiglia Cenci furono condannati a morte.

Roma conosceva i retroscena del delitto e protestò animosamente per chiedere la grazia. che non arrivò. L’11 settembre 1599 all’alba, tutti e quattro i membri della famiglia furono condotti a Castel Sant’Angelo per l’esecuzione. Solo Bernardo fu risparmiato, mentre gli altri caddero sotto l’accetta del boia.

Beatrice fu sepolta nella chiesa di San Pietro in Montorio, ma non trovò pace neanche dopo la morte. Nel 1798, durante l’occupazione napoleonica, i soldati francesi irruppero nella chiesa e distrussero tutte le tombe, compresa quella di Beatrice. I suoi resti non furono mai più trovati, ma Roma elesse Beatrice Cenci come simbolo della resistenza contro l’arroganza dell’aristocrazia.

Ad ogni ricorrenza della sua morte, Beatrice Cenci cammina sul ponte di Castel Sant’Angelo, tenendo in mano la testa che le fu recisa.

Giulio Cesare a San Pietro

San Pietro

Sapevate che San Pietro, il simbolo della cristianità nel mondo, è un luogo legato anche alla superstizione? Secondo un’antica credenza popolare, in cima all’obelisco posto al centro della piazza, si trovava un globo dorato. Al suo interno vi sarebbero state custodite le ceneri di Giulio Cesare.

Inoltre, all’interno della basilica si trova la colonna degli ossessi, proveniente dal tempio di Salomone. Il suo nome deriva dal fatto che a questa colonna venivano legate le persone per esorcizzarli dal demonio.

Un cocktail perfetto per alimentare la storia del fantasma di Giulio Cesare. C’è chi giura di aver visto lo spettro dell’imperatore aggirarsi intorno all’obelisco, la notte in cui venne ucciso, le famosi idi di marzo.

Il fantasma di Mastro Titta

Mastro Titta

Giambattista Bugatti, in arte Mastro Titta, è stato il penultimo boia di Roma. Al suo attivo si contano 514 esecuzioni, un record che nessuno ha mai eguagliato.

Il ricordo di Mastro Titta è ancora vivo a Roma e si dice che alcune notti, poco prima dell’alba, il suo fantasma sia solito passeggiare nei luoghi dove ha svolto la sua attività. In particolare davanti la chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Piazza del Popolo e sul ponte Sant’Angelo.

Se lo incontrate, molto probabilmente vi offrirà del tabacco da fiuto, come era solito fare con i condannati quando era in vita.

Il Marchese De Marchettis

via san calepodio

Nel quartiere di Monteverde, sopra Viale dei Quattro Venti, più o meno all’altezza di Via San Calepodio, si dice che si aggiri il fantasma del marchese Luca De Marchettis.

Questi era un aristocratico del 700, sottoposto ad un esorcismo in quanto si riteneva posseduto dal demonio. Durante il rito, il marchese si gettò dalla finestra gridando “tornerò”.

La gente di Monteverde parla spesso di una figura scura, che ricorda vagamente un uomo in smoking e di rumori simili ad un tonfo. Molto spesso viene chiamato persino il 113.

Inoltre si parla di una luce a intermittenza, proveniente dallo studio del marchese.

Vicolo Scellerato ora San Pietro in Vincoli

vicolo scelleratoUna delle storie più misteriose di Roma ci racconta di una notte d’inverno, molto fredda. Un malcapitato passeggiava lungo la salita di San Francesco di Paola, accanto alla piazza San Pietro in Vincoli.

A rompere il silenzio, un rumore alle sue spalle, come un carro che si avvicinava a tutta velocità. Per istinto, l’uomo si scansò, ma non vide assolutamente nulla. Sentì solo il rumore superarlo per poi svanire in lontananza. Ma come se non bastasse, l’uomo sentì anche dei lamenti provenire da poco più avanti. Corse per vedere che cosa fosse successo, ma non trovò nulla, solo una pozza d’acqua, nella quale mise entrambi i piedi.

Tornato a casa, levandosi le scarpe, si accorse che queste erano sporche di sangue.

A via San Francesco di Paola, in epoca romana via era Vicus Scelestus (Vicolo Scellerato), dove si racconta che Tullia Minore fece uccidere il padre Servio Tullio, per mano di suo marito, Tarquinio il Superbo.

Per niente paga dell’assassinio, Tullia ordinò ad un servo di calpestare il corpo con il cocchio, sporcandosi le vesti con il sangue paterno.

A proposito dell'autore

Luca Terribili

Mi piace molto viaggiare ma le classiche mete da turista mi annoiano un po'. Ho sempre avuto una passione per i luoghi insoliti e le storie misteriose.

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