Chernobyl tour – Visita alla città fantasma di Pripyat

Il 25 aprile del 1986, nella centrale di Chernobyl, sì verificò l’incidente nucleare più grave della storia. Quella notte era in corso un test con il quale si doveva misurare l’attività del reattore numero quattro in caso di blackout.

Furono disattivate tutte le misure di sicurezza e il reattore raggiunse la potenza massima. A quel punto, a causa dell’eccessivo calore sprigionato dal nocciolo, le barre di acciaio necessarie per rallentare la reazione nucleare si deformarono. Fu perciò impossibile farle rientrare nella grafite che ricopriva il nocciolo del reattore. La reazione nucleare continuò incontrollata, liberando all’interno della struttura una gran quantità di vapore acqueo. La pressione era diventata insostenibile per la struttura esterna e come era lecito aspettarsi ci fu un’esplosione che scoperchiò il tetto.

Nell’aria fu liberata una quantità impressionante di sostanze radioattive. I primi ad essere colpiti furono gli abitanti di Pripyat, una cittadina fondata nel 1970 per ospitare gli operai della centrale e le loro famiglie. Erano ancora gli anni della guerra fredda e il regime sovietico optò per il silenzio, minimizzando i pericoli della contaminazione. L’ordine di evacuazione per gli abitanti di Pripyat arrivò troppo tardi, quando ormai le radiazioni avevano già cominciato il loro triste decorso.

Pripyat

La stessa sorte toccò ad alcuni tecnici della centrale che sacrificarono la loro vita, scendendo nei sotterranei del reattore per aprire manualmente le valvole dell’acqua, di modo da raffreddare il nocciolo.

Nel frattempo erano arrivati i vigili del fuoco, impegnati per ore a spegnere l’incendio nucleare. Anche loro non erano stati informati sui rischi della tossicità sprigionata dai fumi. L’Armata Rossa, invece, fu designata per eliminare i detriti lasciati dall’esplosione. Per giorni si lavorò a turni di tre minuti, con una sorta di protezione in piombo per proteggere gli organi vitali. Una protezione del tutto inutile, purtroppo.

Non ci sono dati certi circa le morti causate dalle radiazioni, ma da quel giorno il mondo si rese consapevole circa i pericoli dell’energia nucleare.

Il reattore numero quattro fu sigillato con una sorta di sarcofago esterno, che negli ultimi anni comincia ad essere troppo deteriorato. Per risolvere la situazione è in corso d’essere un progetto volto a costruire un’ulteriore protezione.

Dopo dopo oltre trent’anni, la città fantasma di Pripyat è un fermo immagine dell’Unione Sovietica. Tutti gli orologi sono fermi sulle 11:55, quando la corrente elettrica smise di funzionare. Alcuni giorni dopo si sarebbe dovuto festeggiare il 1° maggio e la propaganda comunista è ancora visibile nella cittadina, con falci e martello per decorare i lampioni e manifesti appesi ai muri.

Propaganda comunista a Pripyat

Quasi come uno scherzo del destino, l’assenza degli esseri umani ha permesso alla flora e alla fauna locale di salvarsi e riprendere il sopravvento sul territorio. In effetti, negli ultimi anni di attività della centrale, alcune specie animali erano a rischio di estinzione, a causa degli insediamenti agricoli che sottraevano spazio e cibo. Pripyat assomiglia più a un parco naturale che è una zona contaminata dalle radiazioni, quasi a dirci che è un disastro nucleare è preferibile alla normale attività umana.

Oggi Pripyat è aperta per le visite turistiche. La guida ufficiale sostiene “la zona, nella sua parte centrale presenta ancora radiazioni elevate, ma se si segue il percorso suggerito e le indicazioni delle guide, la visita a Chernobyl sarà assolutamente sicura”.

Per visitare Pripyat, Chernobyl e i villaggi circostanti, si deve prima entrare in possesso di un lasciapassare rilasciato dal governo ucraino. Il documento si può ottenere facilmente attraverso le compagne di viaggio che si occupano del Chernobyl tour. Ci sono cinque agenzie specializzate in questo viaggio strano alle quali potete rivolgervi.

In linea di massima, si parte dalla stazione ferroviaria di Kiev intorno alle 07:30 – 08:30, mentre il rientro è previsto per le 20:00. Le guide parlano perfettamente italiano e vi condurranno a Chernobyl con un pulmino molto comodo, nel quale è installato uno schermo dove, durante il tragitto, viene trasmesso il documentario sul disastro.

Dopo circa 130 chilometri da Kiev si entra alla zona contaminata. I check point sono fatiscenti, con quella atmosfera sovietica di cui parlavamo prima, volutamente mantenuta. La prima attrazione che si visiterà è il villaggio di Zalissya, ormai quasi completamente sepolto dalle piante. Poi sarà la volta del cooling pond, lo stagno di raffreddamento dove nuotano i pescegatto giganti e del monumento dedicato al sacrificio dei pompieri. E poi Pripyat…

Luna Park Pripyat

Immensa, abbandonata e silenziosa. Non si sente nessun verso di animale, neanche il cinguettio degli uccelli tra gli alberi, solo il ronzio degli insetti, particolarmente attivi d’estate, il periodo peggiore per visitare Chernobyl, considerando anche il clima particolarmente torrido.

Gli edifici di Pripyat, lasciati senza manutenzione, stanno diventando sempre più fatiscenti. Per questo motivo non è possibile visitarli al loro interno, considerando l’alto pericolo di crollo. Sempre a proposito di sicurezza, torniamo a parlare delle radiazioni. Normalmente servono tra i 300 e i 500 röntgen all’ora per assumerne una dose letale. I livelli delle radiazioni durante tutto il tour si aggirano intorno ai 15 röntgen all’ora. Comunque sia, l’escursione si conclude con un controllo individuale sui livelli di radiazioni assorbiti.

Se volete fare il Chernobyl tour vi consiglio di sbrigarvi, perché solo dopo tre decenni di abbandono queste città sono state completamente inghiottire dalla foresta circostante e presto non ne rimarrà alcuna traccia.

A proposito dell'autore

Luca Terribili

Mi piace molto viaggiare ma le classiche mete da turista mi annoiano un po'. Ho sempre avuto una passione per i luoghi insoliti e le storie misteriose.

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